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Dove collocare la psicoterapia – Maurizio Cianetti

Osservazione numero uno

Iniziamo a sommare tutte le recenti scoperte sulla funzionalità del cervello, sulle sue aree, sulle connessioni funzionali tra aree diverse, sull’implicito e l’esplicito, su quanto sia frutto dell’evoluzione e quanto dell’apprendimento (ma anche questo dato dalla plasticità evolutasi nel tempo del cervello), continuando con gli studi sulla chimica delle connessioni neurali e le funzioni di specifici neuroni, le osservazioni sempre più capaci di mappare la caratterizzazione della struttura celebrale e delle connessioni neurali permettendo una conoscenza ancora maggiore del nostro cervello per prevedere e curare autismo e schizofrenia. Neuroimaging ha messo a punto una legge matematica che si avvicina ad un grande teoria unificante del modo in cui funziona il cervello e per il 2030 si prevede la prima riproduzione su computer dell’attività del cervello umano.

Pensiamo poi alle patologie e alla loro cura, psicofarmaci più evoluti e selettivi, neuroni da staminali embrionali contro il Parkinson, stimolazioni cerebrali profonde, così che diventa lecito pensare ad un futuro completo padroneggiamento della psicopatologia e della soluzione di traumi celebrali, malformazioni e degenerazioni del nostro sistema cerebrospinale.

Osservazione numero due

Scientificamente, nessuno mette in dubbio l’unicità del nostro corpo, la plasticità comportamentale frutto di migliaia di anni di evoluzione, di intrecci tra precursori naturali e produzione-acquisizione di aspetti culturali ha portato ad una soddisfacente lettura della coevoluzione fra geni e cultura. Ma, se andiamo poi ad approfondire osserviamo aspetti, fuorvianti, che mostrano quanta effettiva scarsa conoscenza ci sia sulla storia evolutiva della specie umana e del sapiens come ultima grande trasformazione. Così come continuiamo a basare tante delle psicoterapie su una divisione netta tra corpo e mente (io, pulsioni, ecc.)tanto da dover teorizzare un modello “psicosomatico” per cercare di riunire quanto arbitrariamente è stato diviso. E’ comune inoltre “credere” sinceramente che debba esserci dentro di noi un entità superiore, una mente che prevalica il corpo. E’ a questa idea che fanno riferimento varie teorie psicologiche.

Le psicoterapie cognitivo-comportamentali, sembrano apparentemente, meno coinvolte. Il rivolgersi al comportamento osservabile per trasformarlo pare meno in contraddizione. Ma attenzione …

Osservazione numero tre

Le tante psicoterapie sono nate come esigenza di dare una risposta, spesso unicamente culturale, alla psicopatologia, sono state frutto del periodo storico e delle insufficienti scoperte scientifiche del tempo. Piano piano si sono adattate alle nuove scoperte, agli studi sistematici sulla funzionalità del nostro apparato cerebrale e hanno però spesso fatto una operazione di solo restyling, un aggiornamento di facciata per coprire quanto di teoria non corrispondesse più ad una verità. Tutto questo porta ad osservare la grande discrepanza, tra le teorie psicologiche delle varie scuole e la pratica psicoterapeutica messa in gioco da allievi e maestri.

Osservazione numero quattro

Continuiamo ad affermare che tutte le psicoterapie curano e che le differenze di risultati sono veramente minimi e non tali da mettere in discussione la validità di un indirizzo in confronto di un altro. Questa affermazione rischia, nel tempo, di far rimanere le cose come stanno. Il fatto vero è che i risultati terapeutici sono frutto unicamente della funzione asimmetrica e parallelamente empatica del terapeuta, capace di attivare il sistema di accudimento e di condurre il paziente per mano verso la trasformazione di comportamenti non adattivi a una migliore connessione di parti scisse del cervello per una maggiore adattabilità e sostenibilità dell’esistenza.

Quindi, quello che realmente cura è la relazione terapeutica, indipendentemente dalla formazione. La capacità terapeutica è patrimonio dell’esperienza personale vissuta e per questo non può essere demandata al caso.

Ma come appare molto probabile: le medicine e gli interventi genetici cureranno la patologia, quale spazio rimarrà alle psicoterapie? Molto, a patto che non si continui a scivolare nel “medicine man” ma si formino psicoterapeuti capaci di essere base sicura nella relazione terapeutica, con una preparazione scientifica, capace di padroneggiare le dinamiche evoluzionistiche del sapiens. Fare questo significa anche essere neutrali con la nuova accezione da dare alla neutralità dell’intervento terapeutico: quello di saper andare oltre i pregiudizi personali per rispondere ai bisogni del paziente con tutto quanto la scienza e la ricerca ci mette a disposizione, con la capacita empatica di costruire il legame affettivo capace di accendere i nuovi geni capaci del cambiamento.

Le psicoterapie meno interpretative, che sfruttano maggiormente tecniche cognitivo-comportamentali, sembrano, come dicevo prima più adatte alla soluzione di determinati problemi.

Riporto un racconto trovato in scritti riferiti al tardo medioevo. “Il padre e la madre, contadini, lavoravano tutti i giorni nei campi. Uno dei figli iniziò a dare segno di malattia, inappetenza, astenia, irritabilità, paure e difficoltà nel sonno. La madre portò il figlio dalla guaritrice del paese vicino (medicine man). Il bambino fu fatto spogliare, guardato e toccato nelle parti vitali del corpo, poi alla fine la guaritrice prescrisse alla madre il da farsi: il bambino doveva essere portato dalla madre e solo da lei per tre volte al pozzo in una località ben definita, lavato con acqua corrente, e dopo rifocillato con verdure, frutta e latticini freschi. Poi, alla sera portato a letto e fatto addormentare in presenza della madre.”Il bambino migliorò in poco tempo

Applicazione di tecniche date alla madre dalla guaritrice. Tecniche accettate dalla madre che, attraverso queste, si era presa cura del figlio e il figlio era guarito. Ancora una volta la guarigione è da attribuire alla qualità della relazione terapeutica trapassata dalla guaritrice alla madre e dalla madre, divenuta accudente, al figlio.

 

Questo percorso viene gestito dall’Associazione Chirone. Il gruppo di preparazione avrà come conduttore di riferimento il Dott. Mario Santini e altri relatori esperti su temi specifici necessari al percorso preparatorio.

Dottor Maurizio Cianetti

Per scaricare il contributo: CLICCA QUI

 

23 Maggio 2018
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